Athlon Gennaio/Febbraio

Periodico della FIJLKAM N.° 1 GENNAIO/FEBBRAIO 2026 - ANNO 44°

ASSOLUTI DI LOTTA

TRA CRESCITA E GIOVANI

foto di Stefano Frigo

4

Video-editoriale del Presidente

di Giovanna Grasso

5

In questo numero...

di Giovanna Grasso

IL RACCONTO SPORTIVO

6

Judo: Roma Capitale europea dei cadetti

di Carola Paissoni

8

Lotta: Campionati Assoluti tra crescita e giovani

di Saverio Cambiotti

12 Karate: l’Europa è nostra

di Saverio Cambiotti

16 Sumo: il Campionato Italiano a Porto San Giorgio

di Giacomo Spartaco Bertoletti

L’EVENTO

30 Judo: international judo camp a Ostia

di Carola Paissoni

32 Judo: il punto: le novità del regolamento

di Emanuele Di Feliciantonio

34 Lotta: il training camp di Cesenatico

di Saverio Cambiotti

I PERSONAGGI

38 Angela Giuffrida: arbitrare che passione

di Giovanna Grasso

DALLE REGIONI

44 Emilia-Romagna: Quarant’anni di judo a Parma

di Daniele Gasparri/CR Emilia Romagna

45 Marche: Karate, la tradizione si incontra

di Lorenzo Castricini/CR Marche

46 Campania: Un libro per giovani karateka

di Antonio Romano/CR Campania

47 Puglia: Gran Galà per la Puglia

di Stefano Coropulos/CR Puglia

FIJLKAM COMMUNITY

50 Parakarate: Mattia Allesina al Quirinale

di Saverio Cambiotti

52 Psicologia dello sport: Diventa ciò che sei

di Marco Pacifico

52 Olimpiadi: I tedofori FIJLKAM verso Cortina

di Antonio Romano

52 Disabilità: Andrea e Giulio: la pratica e il cuore

di Enzo Failla

FORMAZIONE

54 Nasce l’albo della Scuola nazionale federale

di Stefano Stefanel

STORIA

56 Donne in lotta. pt.1

di Livio Toschi

Periodico fondato nel 1982 da Matteo Pellicone

Direttore editoriale Giovanni Morsiani

Direttrice responsabile Giovanna Grasso

Comitato di redazione Giovanni Morsiani, Giovanna

Grasso, Massimiliano Benucci, Giacomo Spartaco

Bertoletti, Antonio Romano, Stefano Stefanel, Livio

Toschi

Segreteria di Redazione Alessia Roggi

Progetto e impaginazione Ilaria Restaneo

Hanno collaborato Giacomo Spartaco Bertoletti,

Saverio Cambiotti, Lorenzo Castricini, Stefano Coro-

pulis, Emanuele Di Feliciantonio, Enzo Failla, Daniele

Gasparri, Giovanna Grasso, Marco Pacifico, Carola

Paissoni, Antonio Romano, Stefano Stefanel, Livio

Toschi

Servizi fotografici Francesco Della Manna, Emanue-

le Di Feliciantonio, Stefano Frigo

Videomaker Antonino Ceravolo, Federico Vitale,

Federica Barone

Periodico della FIJLKAM n.1 Gennaio/Febbraio 2026

Autorizzazione Tribunale di Roma n.3418 dell’11.08.1953

Iscrizione

al

R.O.C

n.7498

del

29.08.2011

Difesa Personale/MGA, MMA Amatoriale

e Beach Wrestling: le novità del 2026

Intervista di Giovanna Grasso

L’EDITORIALE DEL PRESIDENTE

Ascolta e guarda l’editoriale del presidente Giovanni Morsiani e scopri i progetti e le nuove realtà del mondo FIJLKAM

in materia di Difesa Personale/MGA, MMA Amatoriale e Beach Wrestling. Tre nuove discipline e realtà sempre più

concrete nel nostro variegato mondo federale degli sport di combattimento.

Le cronache, i racconti, le immagini

del primo numero dell’anno di

Athlon, riassunti dalla Direttrice

responsabileI

l 2026 si apre con un numero che

parla di gioventù, impegno, en-

tusiasmo e identità. Athlon rac-

conta l’inizio di una stagione con

le nuove generazioni impegnate

in grandi sfide, dove l’entusiasmo di

ricominciare è il preludio a grandi so-

gni e i più giovani impegnano il loro

talento in gare internazionali.

Nel video-editoriale il Presidente

Giovanni Morsiani coglie l’occasione

del suo “momento colloquiale” con

i lettori della rivista per affrontare il

tema della Difesa personale-MGA,

della nuova disciplina Mixed Martial

Arts Amatoriale e del Beach Wrest-

ling in prospettiva olimpica.

Il racconto sportivo parte da Ostia,

dove la European Cadet Cup ha

riunito gli under18 del judo europeo,

trasformando il PalaPellicone in un

crocevia di talenti. La lotta si raccon-

ta attraverso i campionati assoluti,

palcoscenico di crescita dove i giova-

ni si sono confrontati con i campioni

affermati, mentre il karate festeggia

il primato europeo e i numerosi podi

ai campionati giovanili di Limassol.

Spazio anche al sumo con il campio-

nato italiano di Porto San Giorgio,

disciplina che si muove tra tradizione

e futuro.

L’evento di questo numero ha un

doppio binario. Il judo lo percorre

con l’International Judo Camp di

Ostia, momento di formazione e

confronto internazionale, mentre

Roberta Chyurlia fa il punto con i let-

tori sulle novità del regolamento che

accompagnerà il judo a Los Angeles

2028. La lotta racconta il training

camp di Cesenatico, appuntamento

che ha inaugurato la stagione con

atleti, tecnici e formatori riuniti per

inaugurare il nuovo anno agonistico.

Il personaggio di questo numero

porta il volto di Angela Giuffrida, uni-

ca arbitra olimpica italiana nella lotta.

Un ritratto che racconta dodici anni

di carriera, le sfide di essere donna

in un ruolo storicamente maschi-

le e il cammino che ha portato un

notevole incremento della presenza

femminile nell’arbitraggio in Italia

e nel mondo. Una storia personale

che diventa racconto collettivo di un

movimento che cambia.

Dalle Regioni arrivano le voci del

territorio. L’Emilia-Romagna celebra

i quarant’anni del Kyu Shin Do Kai

Parma, realtà che ha formato gene-

razioni di judoka. Le Marche raccon-

tano il seminario interregionale di

karate tradizionale a Porto Sant’El-

pidio, dove i quattro stili si sono in-

contrati per riscoprire le radici della

disciplina. La Campania presenta il

libro “Dojo Karate Heroes”, manuale

illustrato pensato per avvicinare i più

piccoli al karate con linguaggio mo-

derno, mentre la Puglia evidenzia il

gran galà che ha riunito atleti, tecnici

e società per celebrare un anno di

successi.

La FIJLKAM Community si apre

con l’emozione del Quirinale: Mattia

Allesina ricevuto dal Presidente della

Repubblica insieme agli altri atleti

paralimpici campioni del mondo. Le

In questo numero

di Giovanna Grasso

pagine di psicologia dello sport si

centrano sulla personalità dell’atleta

nelle discipline da combattimento

ed esplorano il confine tra tem-

peramento e carattere. I tedofori

FIJLKAM verso Milano Cortina 2026

raccontano l’orgoglio di portare la

fiaccola olimpica, mentre la storia di

Andrea e Giulio testimonia come il

judo possa diventare strumento di

inclusione e crescita anche per chi

ha ritmi di apprendimento diversi.

Occhio anche allo sportello fiscale,

che risponde ai dubbi delle società

affiliate e costituisce un utile stru-

menti di supporto per le problemati-

che legate alle nuove norme legisla-

tive in materia sportiva.

La formazione presenta la grande

novità: nasce l’albo della Scuola

Nazionale Federale, struttura che

accompagnerà il sistema formativo

verso un modello universitario basa-

to sui crediti.

La Storia apre un capitolo inte-

ressante: “Donne in lotta”, primo

appuntamento di un racconto che

lo storico Livio Toschi costruisce per

dare voce e memoria alle protagoni-

ste delle nostre discipline.

Per concludere, come sempre, spa-

zio al calendario interdisciplinare

e all’offerta formativa federale:

strumenti per programmare, cresce-

re e costruire insieme il nuovo anno

sportivo.

Buona lettura dalla redazione di

Athlon!◆

Argomenti da proporre?

Curiosità da soddisfare?

Errori da segnalare?

CONTATTA LA REDAZIONE

redazione.athlon@fijlkam.it

IL RACCONTO SPORTIVO JUDO

800 atleti under18 da 31 nazioni hanno

animato la European Cadet Cup 2026 al

PalaPellicone. L’Italia ha conquistato 9

medaglie con 276 judoka in gara. Oro di

Bruno De Denaro nei 55 chilogrammi.

Successo anche per il training camp suc-

cessivoR

oma ha ospitato, nel we-

ekend del 7 e 8 febbraio, la

European Cadet Cup, ap-

puntamento internazionale

under 18 che vede confron-

tarsi i migliori giovani judoka europei.

Il PalaPellicone di Ostia è diventato

così teatro di una due giorni di gran-

de judo, con oltre 30 nazioni e quasi

800 atleti in gara. Per la prima volta

la capitale italiana apre il circuito eu-

ropeo della classe cadetti, offrendo

ai giovani judoka un palcoscenico in-

ternazionale di alto livello. La squadra

italiana ha schierato 276 judoka, molti

già protagonisti in circuiti europei e

mondiali.

Le medaglie del sabato - La giorna-

ta inaugurale della European Cadet

Cup è stata caratterizzata da grande

intensità e spettacolo. Bruno De De-

naro, atleta in forza alla Yama Arashi

Udine, conquista l’oro nei 55 chilo-

grammi, regalando alla squadra ita-

liana uno dei momenti più importanti

del weekend. L’azzurrino si distingue

sin da subito per le doti tecniche, ef-

ficaci anche nelle fasi di ne waza. Su-

pera senza esitazioni Knights (Gran

Bretagna), Semadi (Francia), Montei-

ro (Portogallo), Mor Barak (Israele),

Kusnezov (Israele) e in finale vince su

Kats (Repubblica Ceca).

“Vincere è stato bellissimo oggi. Ve-

dere mia mamma e i miei amici felici

Aurora Montalbano (Judo Virtus). Si

fermano ai piedi del podio Mattia De

Laurentis (Kumiai) nei 55 chilogrammi

e Alice Bronzin (Associazione sporti-

va dilettantistica Polisportiva Dlf Udi-

ne) nei 48 chilogrammi.

La domenica e il medagliere - La do-

menica, seconda e ultima giornata di

gare, ha visto ulteriori successi per gli

italiani. Cristian Parisi (Akiyama Setti-

mo) conquista il bronzo nei 81 chilo-

grammi. Buone prestazioni anche per

Ginevra Margherita Pia Cafaro (Asso-

ciazione sportiva dilettantistica Judo

Team Iacovazzi) nei 70 chilogrammi

e Federico Labate (Akiyama Settimo)

nei oltre 90 chilogrammi, entrambi al

quinto posto.

La squadra italiana si classifica quar-

ta nel medagliere generale, dimo-

strando competitività ed estro di una

squadra nazionale che si trova in una

fase di naturale rinnovamento ge-

nerazionale: un percorso di crescita

che richiede tempo ma che sta co-

struendo solide basi per il futuro dei

nostri judoka. Nei giorni successivi

alla competizione gli atleti hanno af-

frontato il training camp, evento che

ha garantito un ulteriore confronto

formativo.

Le valutazioni tecniche - “Comin-

ciamo l’anno con un training camp di

livello sia per numeri che per qualità,

dove la nostra nazionale cadetti ha

dato segnali positivi sia dal punto di

vista tecnico che caratteriale”, dichia-

ra la Commissione Tecnica. “I ragazzi

hanno affrontato gli allenamenti con

entusiasmo e coraggio, cosa mol-

to importante data la giovane età di

questa nazionale: la maggior parte

di loro sono infatti primo o secondo

anno cadetti. Il percorso di avvici-

mi ha reso orgoglioso. Non vedo l’ora

di rivivere ogni cosa. Non ero sicuro

di poter arrivare in finale, ero però

sicuro di tutti coloro che credevano

in me: alla fine avevano ragione. Oggi

non è importante per la medaglia in

sé, ma tutto il mio percorso. La cosa

importante è dove mi porterà questa

vittoria. Voglio ringraziare mamma e

papà, tutti coloro che hanno tifato

per me e tutti i ragazzi del mio club”,

ha dichiarato De Denaro.

Le due medaglie d’argento sono di

Aurora Ferro (Associazione sportiva

dilettantistica Mandraccio) nei 44

chilogrammi e Matilda Mariello (Ac-

cademia Torino) nei 52 chilogrammi,

fermate in finale rispettivamente dal-

la bulgara Mavrova e dalla francese

Bailleul. Le tre medaglie di bronzo

sono di Giada Tursi (Judo Jigoro Kano

Mola), Sofia Longo (Judoka Riccione-

se Associazione sportiva dilettantisti-

ca), Sara Coni (Nippon Club Napoli) e

Roma Capitale del judo cadetti

European Cadet Cup: 800 ateti da 31 Nazioni a Ostia

di Carola Paissoni - foto di Francesco Della Manna - video di Federica Barone

IL RACCONTO SPORTIVO JUDO

momento che obiettivo mio, e di

tutti i colleghi della Direzione Tecni-

ca Nazionale, è il costante migliora-

mento sia della partecipazione agli

eventi organizzati nel nostro paese

sia dei risultati delle nostre nazio-

nali, giovanili e assoluta, occorre

riflettere su due temi che potran-

no contribuire ai nostri obiettivi. Il

primo è quello di aumentare la par-

tecipazione alle prossime edizioni

di questa competizione anche di

nazioni appartenenti ad altri con-

tinenti e soprattutto Asia e PanA-

merica. Il secondo è quello di au-

mentare il livello di partecipazione

dei nostri azzurri in modo che chi

parteciperà a questa competizione

nel futuro possa essere più compe-

titivo. Tornando ai risultati degli az-

zurri, 9 medaglie non rappresenta-

no certo il miglior risultato in questa

competizione, soprattutto se con-

sideriamo la seconda giornata, con

le categorie pesanti, dove abbiamo

conquistato solo una medaglia, ma

sappiamo per esperienza che nel

corso dell’anno i nostri cadetti ma-

tureranno e prenderanno maggior

consapevolezza delle loro possibilità.

Ormai l’Italia, dal livello assoluto ai li-

velli giovanili, rappresenta un punto

di riferimento per il panorama judoi-

stico mondiale sia a livello di risultati

che organizzativo, quindi occorre

sempre analizzare i risultati per poter

continuare nella strada del migliora-

mento”.

L’evento ha offerto quindi agli atleti

un’esperienza completa: gara di alto

livello, confronto internazionale, so-

stegno familiare e un contesto mo-

tivante e sicuro. Roma si conferma

così capitale europea del judo under

18, pronta ad accogliere nuove gene-

razioni di campioni e a promuovere i

valori che da sempre accompagnano

questa disciplina: rispetto, fair play e

passione.◆

namento alle competizioni conti-

nentali e mondiali del 2026 è appena

cominciato, ci auguriamo che altri si

aggiungano alle medaglie ottenute

nello scorso fine settimana e che i

ragazzi che hanno preso parte al trai-

ning camp possano mettere a frutto

tramite risultati questa esperienza”.

Raffaele Toniolo ha tracciato un bi-

lancio complessivo dell’evento: “La

nostra federazione può essere estre-

mamente soddisfatta del successo

di partecipazione dell’European Cup

Cadetti ospitata al nostro Centro

Olimpico di Ostia. Grazie alle espe-

rienze e alla storia di questa gara (Fol-

lonica, Lignano, Napoli, Genova) per

cui vanno ringraziate le organizzazio-

ni periferiche precedenti, abbiamo

raggiunto il numero massimo di par-

tecipanti sia alla competizione che

al successivo training camp. L’orga-

nizzazione è stata perfetta e i tempi

sono stati rispettati nonostante il fiu-

me di atleti. Il livello della gara è stato

buono e i nostri portacolori si sono

distinti conquistando 9 medaglie. Dal

Al PalaPellicone oltre 350 atleti per i

campionati italiani assoluti. Il presidente

del settore lotta Alessandro Saglietti

analizza ricambio generazionale, lavoro

delle società e prospettive olimpiche.

Addio commosso a Ciro Russo e

all’arbitro De Gennaro

l PalaPellicone di Ostia ha ospita-

to, sabato 24 e domenica 25 gen-

naio, l’edizione 2026 dei campio-

nati italiani assoluti di lotta. Due

giornate dedicate alle tre specia-

lità olimpiche (stile libero maschile

e femminile il sabato, greco-romana

la domenica) che hanno riunito oltre

350 atleti provenienti da tutta Ita-

lia, confermando gli assoluti come il

principale momento di confronto na-

zionale per la lotta olimpica.

Sul piano sportivo il fine settimana ha

assegnato 30 titoli individuali e defi-

nito le classifiche a squadre dei tre sti-

li. Nella lotta libera maschile il Gruppo

Lottatori Livornesi ha chiuso al primo

posto davanti a Esercito Roma e Wre-

stling Liuzzi. Nella libera femminile

successo per le Fiamme Oro Roma,

seguite da Carabinieri e Wrestling

Liuzzi. Nella greco-romana la clas-

sifica ha premiato per la prima volta

le Fiamme Azzurre Roma, davanti a

Centro universitario sportivo Torino

e Portuali Ravenna.

Accanto ai risultati il campionato ha

restituito alcune linee di lettura chia-

re: un numero di partecipanti in cre-

scita rispetto alle ultime edizioni, una

forte presenza di atleti giovani già ca-

paci di imporsi ai massimi livelli nazio-

nali, la continuità dei gruppi sportivi

militari e il lavoro costante di alcune

società civili storicamente produt-

tive. Non sono mancati inoltre mo-

menti simbolici, come l’addio all’atti-

vità agonistica di Ciro Russo, salutato

dal pubblico con un ultimo titolo ita-

liano, e quello dell’arbitro internazio-

nale Roberto Silvio De Gennaro, alla

conclusione della sua carriera.

A partire da questi elementi abbiamo

raccolto la riflessione del presidente

del settore lotta Alessandro Saglietti,

che ha tracciato un bilancio comples-

sivo della due giorni di Ostia, soffer-

mandosi su numeri, ricambio gene-

razionale, lavoro delle società, ruolo

dei gruppi sportivi e prospettive del

movimento.

Numeri e ricambio generazionale -

Partiamo dai numeri: oltre 350 atleti

in gara, tabelloni abbastanza pieni e

una partecipazione in crescita rispet-

to allo scorso anno. Che indicazioni

arrivano da questi campionati italiani

assoluti?

«I numeri sono leggermente più alti

dell’anno scorso e il trend è sempre

positivo».

Nel corso delle due giornate abbia-

mo visto molte riconferme ma anche

una forte spinta giovanile. Diversi ti-

toli sono andati ad atleti giovani, so-

Assoluti tra crescita e giovani

A Ostia il massimo Campionato seniores

di Saverio Cambiotti – foto di Francesco Della Manna - video di Antonno Ceravolo/Federico Vitale

prattutto nelle categorie più leggere:

Piroddu, Rinella, Gubbiotti, Bonanno,

Casarola, Naomi Liuzzi, Delle Cave,

Pucher. È il segnale che il lavoro delle

società sta funzionando?

«Le società rispecchiano il lavoro

della federazione, che sta puntando

sui giovani. C’è un ricambio genera-

zionale e anche nelle società ci sono

moltissimi ragazzi e ragazze. Abbia-

mo diversi titoli assoluti conquistati

da atleti under 20, sia nella greco ro-

mana che nella libera».

Se guardiamo invece ai pesi massimi,

nelle tre specialità hanno vinto atleti

molto esperti come Conyedo, Sot-

nikov, Kakhelashvili e Rinaldi. In que-

ste categorie il ricambio è più com-

plesso? Continuerete a puntare su di

loro anche a livello di nazionale?

«Sicuramente Kakhelashvili, Sotnikov

e Conyedo sono, ad oggi, irraggiun-

gibili nelle loro categorie. Sono at-

leti di un livello diverso rispetto a chi

cerca di raggiungerli. Anche Enrica

Rinaldi è molto forte e non è facile

avere atlete performanti nei 76 chi-

logrammi. Inoltre le categorie mas-

sime, sia in Italia che in campo inter-

IL RACCONTO SPORTIVO LOTTA

nazionale, sono quelle in cui gli atleti

sono più longevi. Sì, probabilmente

punteremo su di loro. Kakhelashvi-

li, Rinaldi e Sotnikov sicuramente.

Conyedo si trova un pochino a metà

fra le due categorie, a livello interna-

zionale dovrebbe gareggiare nei 97,

ma vedremo come riuscirà a lavorare.

Scendere non è facile».

Società civili e gruppi sportivi -

Accanto ai gruppi sportivi militari si

sono confermate alcune realtà civili

molto attive. Qual è, secondo lei, la

chiave del loro lavoro?

«Tra Livorno, Napoli, Torino, anche

Brescia con la greco romana, ci sono

società molto attive. Di certo alcune

di queste società sono strutturate

con uno staff di professionisti, che

fanno questo di lavoro. Quando hai

uno staff che lavora mattina e pome-

riggio sia nel reclutamento che nel-

la formazione, alla lunga si crea una

squadra forte. Purtroppo molte altre

società non riescono a fare questo

come lavoro unico, mantengono la

palestra per la grande passione che li

anima: e naturalmente così è decisa-

mente più difficile».

IL RACCONTO SPORTIVO LOTTA

Per la prima volta, nella greco-roma-

na, la classifica nazionale è stata vinta

dalle Fiamme Azzurre. Che valore ha

questo risultato?

«Hanno fatto degli arruolamenti im-

portanti, hanno vinto, hanno alcuni

lottatori di alto livello. Per tutti gli at-

leti è importante entrare nei gruppi

per potersi dedicare in toto al loro

sport. Hanno vinto Sanfilippo e Da-

riozzi, mentre non è arrivato l’oro di

Setti che ha ceduto il passo a San-

dron. Quella tra Sandron e Setti sarà

una battaglia per i prossimi anni, en-

trambi faranno la corsa alle qualifiche

olimpiche».

A che punto è la crescita dell’intero

settore femminile?

«Il livello, in Europa, è più omogeneo

e ce la giochiamo. Ci sono ancora al-

cune nazioni, invece, dagli Stati Uniti

al Giappone passando per la Cina e

tutto l’est in generale, che sono avan-

ti a tutti. Come nazionale riusciamo a

fare moltissima attività con le donne,

anche grazie ai bandi europei e al so-

stegno internazionale (come quello

della UWW) si riesce a strappare qual-

che soldo in più. C’è un certo soste-

gno e noi lo stiamo sfruttando bene.

Poi abbiamo delle bravissime lottatri-

ci, giovani, il livello è alto: da Aurora

Russo a Emanuela Liuzzi, da Fabiana

Rinella a Immacolata Danise, passan-

do per tutte le altre».

Addii e valori dello sport - Gli as-

soluti di Ostia hanno avuto anche un

forte valore simbolico, con l’addio

all’attività agonistica di Ciro Russo,

salutato dal pubblico dopo la vittoria

del titolo.

«È stata una grandissima emozione

e, per me, dal sapore davvero spe-

ciale. Ciro l’ho cresciuto da quando

aveva cinque anni, è una persona

eccezionale. Conosco la famiglia da

quarant’anni. Lottavo insieme al papà

e allo zio nella vecchia Sisport FIAT.

Poi quando io e mio fratello abbiamo

cominciato a fare gli allenatori, loro

hanno mandato i figli da noi e ci sono

rimasti finché Ciro non è entrato in

Fiamme Oro. Ha fatto una carriera

importante, ha sfiorato il bronzo eu-

ropeo a Roma nel 2020, perdendo

per pochissimo con lo svedese Bog-

dan Kurinnoi. Ha chiuso la carriera at-

L’addio all’agonismo di Ciro Russo, campione in greco romana delle Fiamme Oro

10

tiva con l’oro assoluto e ha già aperto

il gruppo sportivo giovanile a Torino

insieme a Matteo Roccaro, una real-

tà già piena di tesseramenti e che già

fa risultati a livello nazionale. Ciro ha

dato tanto alla lotta e continuerà a

dare tanto! È anche molto attivo sul

sociale, impegnato nella lotta contro

il cancro, si dedica alla raccolta fondi.

Insomma, è una persona che racchiu-

de tutti i valori di uno sportivo nel

senso più profondo».

Nel corso della manifestazione è sta-

to salutato, e premiato dal presidente

Morsiani, anche l’arbitro internazio-

nale Roberto Silvio De Gennaro, alla

fine della sua carriera.

«Chiaramente non lo conosco bene

quanto Ciro, ma anche lui ha dedica-

to la vita alla lotta come arbitro na-

zionale e internazionale con grande

professionalità e dedizione. Ce ne

fossero tante di persone così, sicu-

ramente il movimento sarebbe più

ampio».◆

IL RACCONTO SPORTIVO LOTTA

11

I CAMPIONI ITALIANI 2026

Libera maschile

57 kg - Angelo Pirrone - Fiamme Oro Termini Imerese

61 kg - Simone Piroddu - Esercito Roma

65 kg - Mattia Bientinesi - New Popeye Club

70 kg - Daniele Gubbiotti - Lottatori Livornesi

74 kg - Riccardo Bonanno - Lottatori Livornesi

79 kg - Jacopo Masotti - Chiavari Ring

86 kg - Gabriele Niccolini - Fiamme Oro Roma

92 kg - Simone Iannattoni - Fiamme Oro Roma

97 kg - Salvatore Diana - Fiamme Rosse Roma

125 kg - Abraham Conyedo - Esercito Roma

Libera femminile

50 kg - Emanuela Liuzzi - Carabinieri Roma

53 kg - Naomi Liuzzi - Wrestling Liuzzi Napoli

55 kg - Angela Crapio Casarola - Fiamme Oro Roma

57 kg - Fabiana Rinella - Fiamme Oro Roma

59 kg - Grazia Pelle - Portuali Savona

62 kg - Aurora Campagna - Fiamme Oro Roma

65 kg - Immacolata Danise - Fiamme Azzurre

68 kg - Emma Carri - CUS Torino

72 kg - Vincenza Amendola - Kodokan Brienza

76 kg - Enrica Rinaldi - Carabinieri Roma

Greco romana

55 kg - Adalberto Minazzi - Kokoro Dai Cairate

60 kg - Gabriele Pucher - Lotta Brescia

63 kg - Riccardo Delle Cave - Carabinieri Roma

67 kg - Jacopo Sandron - Esercito Roma

72 kg - Ignazio Sanfilippo - Fiamme Azzurre Roma

77 kg - Ciro Russo - Fiamme Oro Roma

82 kg - Luca Dariozzi - Fiamme Azzurre Roma

87 kg - Leon Rivalta - Portuali Ravenna

97 kg - Nikoloz Kakhelashvili - Fiamme Oro Roma

130 kg - Danila Sotnikov - Camurani Team

IL RACCONTO SPORTIVO LOTTA

12

L’Italia chiude i campionati europei gio-

vanili di karate di Limassol con 15 meda-

glie: prima nazione per numero di podi

su 47 paesi. Daniela Berrettoni, presiden-

te della commissione nazionale attività

giovanile, analizza risultati e prospettive.

o Spyros Kyprianou Athletic

Center di Limassol (Cipro) ha

ospitato la 53ª edizione dei

campionati europei giovanili

di karate, rassegna continen-

tale dedicata alle classi cadetti (under

16), juniores (under 18) e under 21.

Oltre 1.200 atleti provenienti da 47

paesi si sono confrontati nelle prove

individuali di kata e kumite e nelle

competizioni a squadre di kata.

L’Europa è nostra

Italia prima nella rassegna continentale: 15 podi a Limassol

di Saverio Cambiotti - foto di Stefano Frigo

L’Italia ha chiuso la manifestazione

con 15 medaglie complessive, risul-

tando la nazione con il maggior nu-

mero di podi conquistati nell’arco

delle tre giornate. Il bottino azzurro si

è tradotto in 3 medaglie d’oro, 6 d’ar-

gento e 6 di bronzo, distribuite tra

kata e kumite e nelle tre classi di età in

gara, a conferma di una competitività

ampia e trasversale. A questi risultati

si aggiungono 6 quinti posti, che si-

gnificano altrettante finali disputate e

una presenza costante dell’Italia nelle

fasi decisive della manifestazione.

Un risultato che conferma la conti-

nuità del lavoro federale nel settore

giovanile e che arriva a un anno di

distanza dall’edizione di Bielsko-Biała

2025, dove gli azzurrini avevano già

guidato il medagliere continentale.

A tracciare il bilancio della spedizione

italiana è Daniela Berrettoni, presi-

dente della Commissione Nazionale

Attività Giovanile (CNAG).

Il bilancio generale - 15 medaglie e

il maggior numero di podi tra tutte le

nazioni: che cosa rappresenta per il

movimento giovanile italiano?

«Quindici medaglie è il risultato del

lavoro continuativo di una nazionale

che è già ai vertici europei da diversi

anni. Sono il frutto di un consolida-

mento dello staff, del lavoro di grup-

po e anche delle indicazioni della

direzione tecnica. È una nazionale

che funziona, il lavoro dei club è ec-

cellente e supportano ottimamente

il lavoro federale. Quindici medaglie

significa che poco meno della metà

IL RACCONTO SPORTIVO KARATE

13

di una delegazione così numerosa è

tornata a casa con un prezioso me-

tallo al collo. È un grande stimolo per

lavorare sempre di più, in vista dei

prossimi impegni come il mondiale

in Polonia di ottobre».

Il kata a squadre e il kumite - Il kata

a squadre ha portato quattro meda-

glie su quattro formazioni schierate,

con due ori e due bronzi. Che lettura

dà di questo risultato?

«Quattro medaglie su quattro squa-

dre presentate conferma l’Italia come

nazione leader nelle competizioni di

kata a squadre. Sono estremamente

orgogliosa di questi ragazzi e del la-

voro che hanno svolto. La federazio-

ne e la CNAG hanno investito molto

nella preparazione delle squadre gio-

vanili: a questo livello l’emozione e la

poca esperienza possono influire e a

volte vince la squadra che commette

meno errori. Devo dire

che noi abbiamo

dimostrato

una

tranquillità di ese-

cuzione sul tata-

mi davvero ec-

cezionale. Voglio

porre un piccolo

accento sulla

s q u a -

d r a

ma-

schile under 18 perché l’Italia vince

l’oro continentale da tre edizioni

consecutive con squadre sempre di-

verse. Cambiamo elementi, speciali-

tà e stili ma vinciamo sempre il titolo.

E questa volta al netto dell’infortunio

di un titolare durante i primissimi

giorni del raduno pre-partenza: è

entrato l’atleta di riserva e il risulta-

to, ancora una volta, non è cambiato.

Un altro punto fondamentale: per la

prima volta siamo partiti con tutte

le squadre complete di tre titolari e

una riserva. Eravamo dunque pronti a

fronteggiare qualsiasi eventuale pro-

blema e così è stato».

Nel kumite, tra tutte le classi di età,

sono arrivati 1 oro, 6 argenti, 2 bronzi

e 6 quinti posti...

«Questa competizione coinvolge

cadetti (molti di loro al primo anno,

dunque addirittura under 15), junio-

res e under 21. Quando la CNAG fa le

convocazioni per le classi juniores e

under 21, naturalmente si considera-

no le esperienze pregresse fatte con

i loro coach in campo internazionale.

Ci dispiace non aver concretizzato

alcune finali per l’oro e per il bron-

zo, ma sono ragazzi giovani: chi ha

portato una medaglia a casa si è ar-

ricchito di un titolo da poter inserire

sul proprio curriculum, chi non ce

l’ha fatta si è arricchito di un’espe-

rienza che darà loro modo di espri-

mersi al meglio la prossima volta. La

vera sorpresa di questi Europei sono

state tutte quelle finali conquistate

nella classe cadetti (5 per l’oro e 1

per il bronzo), una classe che non ha

esperienza pregressa e dei risultati su

cui le convocazioni si possono basa-

re. Nonostante la tenera età questi

ragazzi e queste ragazze ci hanno

stupito per grinta e forza interiore e

ci permettono di sperare in un futuro

ancora più roseo».

Il futuro del karate giovanile

Guardando al futuro: quali sono le

priorità per accompagnare questa

generazione verso i livelli seniores?

«La priorità assoluta della nazionale

giovanile è quella di avvicinarsi sem-

pre più alla Direzione Tecnica Nazio-

nale (DTN), per una collaborazione

sempre più forte e solida tra i tecni-

ci, con scambi di informazione e ta-

vole rotonde, ma anche tra gli atleti.

Come già stiamo facendo, anche nei

prossimi impegni ci sarà una sempre

maggiore condivisione tra la DTN e la

CNAG. Questo è il nostro obiettivo:

cercare di creare sempre maggiori

punti di incontro, raduni nazionali, al-

lenamenti, coinvolgere dai più piccoli

ai più grandi, tutti insieme in un unico

progetto che veda l’Italia crescere. I

piccoli, attingendo dall’esperienza

dei grandi, impareranno e cresceran-

no non soltanto grazie agli input delle

loro società e dei coach della nazio-

nale, ma anche grazie all’esperienza

trasmessa sul tatami. Siamo fortunati,

abbiamo una nazionale seniores con

atleti di tutto rispetto. Cito soltanto

Matteo Avanzini, che fino a sei mesi

fa era un atleta della nazionale giova-

nile e ora è campione del mondo se-

niores. L’obiettivo è creare situazioni

per cui altri atleti della nazionale gio-

vanile possano fare a breve quel pas-

saggio nella seniores. Lavorare e se-

minare bene a livello giovanile rende

più semplice il passaggio e ci rende

sempre più forti». ◆

IL RACCONTO SPORTIVO KARATE

PER TUTTI I RISULTATI DETTAGLIATI

E INDIVIDUALI CLICCA QUI

14

IL RACCONTO SPORTIVO SUMO

Il sumo, sport nazionale giapponese dalle

nato nel VI secolo, mantiene viva la tra-

dizione nei villaggi nipponici. In Italia il

campionato italiano di Porto San Giorgio

rilancia questa disciplina con atleti di tut-

te le categorie e con grandi prospettive

e è vero che a Tokyo e nelle

maggiori città del Giappone

il baseball e il rugby ameri-

cano hanno soppiantato il

sumo (lo sport nazionale

nipponico), è altrettanto vero che nei

piccoli centri e nei villaggi, anziché il

«diamante», troneggia nel bel mezzo

del paese il classico ring circolare in

terra.

Stampe, televisione e tutti i mass me-

dia in genere, durante i famosi basho

o grandi tornei (si svolgono 6 grandi

tornei all’anno: in gennaio, maggio e

settembre alla Kuramoe Kukugikau

a Tokyo; in marzo a Osaka, in luglio

a Nagoya e in novembre a Fukuoka)

dedicano ampio spazio alla diffusione

proprio per la sua unicità, per il suo

profondo legame con le più antiche

e più nobili tradizioni nipponiche e

per la sua singolarità. È per questo

che compito di questo articolo sarà

quello di farvi penetrare nel fantasti-

co mondo del sumo.

La storia - Le origini del sumo risalgo-

no agli inizi del VI secolo, sviluppatosi

dalle radici degli antichi riti religiosi

shintoisti e dalle preghiere in richie-

sta di raccolti abbondanti. Lo sport in

principio era più ruvido rispetto alla

versione moderna, con la presenza

di elementi di combattimento simili

al wrestling e alla boxe. I primi gruppi

professionistici hanno cominciato a

formarsi nei primi del 1600.

Se ci rechiamo al Kuramae Koku-

gi Hall, la mecca del sumo di Tokyo,

possiamo vedere che una zona della

grande palestra è riservata niente-

meno che all’imperatore. Questo a

significare la passione che ancora

oggi anima la casa regnante (discen-

dente dalla mitica famiglia Yamatai)

delle gare e la gente, a milioni, accor-

re per sostenere i propri beniamini,

così come da noi vanno a tifare negli

stadi di calcio.

Da tempo immemore questi uomini

dalle proporzioni gigantesche, alcuni

veramente pachidermici, sono tenuti

in grandissima considerazione nella

vita giapponese, vezzeggiati, corteg-

giati, ammirati, idolatrati.

Assistere a un incontro di sumo è ri-

tornare un po’ indietro nel tempo, è

ritornare a una sorta di Giappone mi-

tico che ha sempre coltivato la forza

fisica unitamente alla forza psichica.

La tipica pedana circolare (uguale da

secoli), gli uomini ipertrofici vesti-

ti solo di una cintura (mawashi) che

ricopre la pancia e i testicoli, i colo-

ri sgargianti dei kimono degli arbi-

tri e dei giudici, le cerimonie prima

delle gare impregnate di misticismo

religioso, hanno il potere di donare

al sumo una grande attrattiva, una

grande spettacolarità. È veramente

uno show cui vale la pena assistere

Il sumo, lotta degli dei

La storia e il campionato italiano di Porto San Giorgio

di Giacomo Spartaco Bertoletti

15

IL RACCONTO SPORTIVO SUMO

nei confronti del sumo e dei sumo-

tori (atleti di sumo). È risaputo infatti

come il sumo sia, da sempre, lo sport

preferito dalla famiglia imperiale.

Il Kojiki o il Nihon Shiki (i due massimi

opus storici del Giappone, scritti nel

VII secolo ma che trattano del mitico

Giappone dei primi secoli) dedicano

molte pagine a leggendari incontri

tra campioni di sumo che si scontra-

vano in titanici duelli all’ultimo san-

gue (oggi assolutamente vietati, a tal

punto da rendere il sumo uno degli

sport meno cruenti del nostro tem-

po).

Perciò si può senz’altro dire che la

storia del sumo va di pari passo con la

storia del Giappone stesso, una sorta

di vite parallele e strettamente con-

catenate l’una all’altra.

Il sumo delle origini - Nella lotta tra

due sumoka i giapponesi di un tem-

po vedevano addirittura lo scontro

tra due dei; oggetti forse no, ma il

rispetto che i giapponesi hanno per

gli «scontri» eseguiti in pieno mushi

(atto inconscio, nel senso zenista) è

sempre grande.

Davanti all’imperatore Suinin (29

avanti Cristo - 70 dopo Cristo) il pri-

mo combattimento si è svolto in

Giappone su una spiaggia della pre-

fettura di Shimane, quando Tajima-o-

Kehaya ha sfidato Nomino-Sukune.

Quest’ultimo ha vinto, spezzando le

reni al suo avversario. In quel periodo

il combattimento prevedeva tutto:

spinte, calci, leve, proiezioni. A parti-

re dal 1570-1600, con l’esperienza del-

la lotta mongola arrivata dalla Cina, il

sumo approda, più o meno, alle rego-

le attuali, rikshi. Duecento movimenti

sono il massimo dello studio.

La piramide del sumo è molto com-

plessa. Pochi però sanno che molti

hawaiani hanno preso anche il nome

giapponese (poco cosa per un poli-

nesiano, un nome vale l’altro) e sono

diventati delle star e degli eroi, pagati

alla stregua di grandi attori cinema-

tografici. La grande corporatura dei

sumotori, la loro forza eccezionale è

sempre stata oggetto di venerazione

e culto.

Durante il periodo detto Makhiki, alle

Hawaii si svolgeva il 15 ottobre e il 15

gennaio di ogni anno, per tre mesi,

una specie di festival del Kahuea,

dove i giovani si «davano un sacco

di botte». Lo sport preferito era il

mokomo, una forma di pugilato, in-

tegrato poi nella lua stessa.

Il re Kamehameha, che aveva unito le

isole cosiddette Hawaii con una serie

di guerre dal 1790 al 1810, aveva sta-

bilito tre scuole di lua. Una delle quali

sotto il controllo dei santoni, la ka-

khura; la maluleia e liuhe di Waialme

influenzata dalla danza e dalla musi-

ca, hula kui o mele.

Ma per fortuna queste scuole, a

quanto sembra, non hanno ancora

varcato gli oceani e nessuno mostra

diplomi vari, su carta ricavata da fo-

glie di cocco o papaia, per vendere

questo prodotto del Pacifico. Nomi

illustri come Takamiyama o Jesse

Kuttaulua hanno confermato la forza

dei giganti dell’arcipelago hawaiano

e hanno concorso a completare l’ef-

fimero sogno giapponese che il sumo

sia tradizionalmente solo giapponese

e che sia la «lotta degli dei». Quali?

Contenti loro!

terizzato questi accostamenti alla

lua, visto che i polinesiani hanno da

sempre combattuto per vivere o mo-

rire in terra come in mare. È semplice

dire o scrivere: una proiezione è judo

(nel passato se era tecnicamente per-

fetta, ju jitsu?), se è calcio o pugno è

karate!

L’esperienza italiana - Quando ho

deciso di invitare i sumotori a una

delle prime «Pasqua del Budo» (1982)

li ho portati in Europa ben due volte.

Era la prima volta, nella storia mo-

derna del sumo, che atleti, anche se

amatori-universitari e non professio-

nisti, ottenevano il permesso di esi-

birsi fuori dal Giappone.

Erano tre, il conto economico era per

cinque. Con so shihan, gran maestro,

Eiji Ogasahara (1936-2011), patron di

questa operazione-delegazione di

budo e presidente della Jkka (Japan

Kenshukai Karate-do Association)

di Kobe, ci sentivamo per risolvere il

problema: «Bertoletti san, sono tre

dello Yogo-ken ma usano 5 poltrone

sull’aereo» e non è tutto! Ogni due

ore dovevano mangiare... figurarsi da

noi in Italia.

Ho portato in tour, in pulmino, i tre

sumotori, in alcuni dojo di judo. Tra i

quali il Kodokan Cremona, la reggia di

Giorgio Sozzi (1940-2012) consigliere

federale e presidente del comitato

regionale judo Lombardia. Sozzi e

altri, non cito i nomi per educazione,

hanno sfidato al Palalido di Milano i

cosiddetti «ciccioni», fu una débâcle

totale, un successo di pubblico incre-

dibile!

Ci hanno provato anche i francesi con

la «Nuit Des Arts Martiaux» ma molto

meno eclatante.

Il campionato italiano di Porto San

Giorgio - Dopo la parentesi «Berto-

lettiana», nasce a Milano (2007) il

«Milano Sumo Open» organizzato

dal sumotori Fausto Gobbi, figlio di

Giampiero, judoka doc che ci ha la-

sciato nel 2016.

La lua, secondo alcuni, è l’arte mar-

ziale hawaiana che incorpora ele-

menti di ju jitsu, karate e aikido. Non

so su che base alcuni abbiano carat-

16

IL RACCONTO SPORTIVO SUMO

Per la cronaca ricordo che l’anno

scorso al «Torneo di Parigi» di sumo

Fausto Gobbi ha vinto 11 incontri su

14, non nei master ma lottando con-

tro i giovani sia negli open che nei

pesi massimi.

C’è l’altra realtà a Porto San Giorgio

(Fermo) con il maestro Sergio Palum-

bo che può essere considerato come

punto di riferimento del sumo spor-

tivo.

A novembre il palazzetto dello sport

cittadino ha ospitato il campionato

italiano di sumo sportivo, organizza-

to per la terza volta dall’Associazione

sportiva dilettantistica Judo Porto

San Giorgio, dopo le edizioni del 2019

e 2023. Alla cerimonia di apertura

erano presenti il presidente regiona-

le Marco Masi, la delegata provinciale

di Fermo Sandra Fortuna e l’assessore

allo sport comunale Fabio Senzac-

qua. Momento di grande emozione il

giuramento del lottatore, affidato alla

voce di Arianna Vettori, vice campio-

nessa europea.

Le competizioni hanno regalato in-

contri interessanti. Nel settore ma-

schile Luca Marcozzi ha conquistato

l’oro nei 90 chilogrammi, mentre

Nicolai Ciccola si è imposto nella

categoria juniores e ha ottenuto il

secondo posto nella seniores della

stessa categoria. Germano Della Casa

ha centrato l’argento nei 80 chilo-

grammi seguito dal bronzo di Mario

Ciccola, mentre Stefano Martin ha

primeggiato nella categoria master.

Infine Lorenzo Picciola si è laureato

campione italiano master oltre 80

chilogrammi.

Sul fronte femminile Maria Bertola

ha vinto la oltre 80 chilogrammi ma-

ster, Angelica Picciola ha firmato una

straordinaria doppietta imponendosi

sia nella 80 chilogrammi assoluta sia

nella oltre 65 chilogrammi juniores,

e Matilde Mercuri ha conquistato un

prestigioso secondo posto nella 55

chilogrammi juniores.

Le gare a squadre hanno visto trion-

fare la prima formazione sangiorgese

(Marcozzi, Ciccola, Martin), mentre

la seconda squadra (Della Casa, Cic-

cola, Azzolino) ha conquistato il terzo

posto. Argento per la squadra fem-

minile (Bertola, Mercuri, Picciola).

La somma dei risultati ha premiato

l’Associazione sportiva dilettantistica

Judo Porto San Giorgio come miglior

società sportiva del campionato.

Avremmo molto da scrivere sul sumo:

dalle strategie e le tecniche di basho.

Questo è un «segnale», una introdu-

zione a uno sport che non è sport ma

è qualcosa di diverso, unico, impaga-

bile. È come assistere a un incontro

di sumo quando scaricano il peso del

loro massiccio corpo.

I sumoka si guardano sottecchi. Si

acquattano dalla posizione shiko

danchi portando i pugni a terra, at-

tendono il segnale. Scaricano il peso

del corpo sugli avampiedi in modo da

poter partire con la massima spinta

(un po’ come i centometristi cercano

la miglior posizione ai blocchi di par-

tenza). Al segnale... è un attimo!

Uno dei due avrà vinto e in voi una

certa rabbia perché quello spettacolo

meraviglioso è durato troppo poco!

17

18

L’EVENTO JUDO

l PalaPellicone di Ostia ha ospitato 1.400

atleti per il primo International Roma

Judo Camp. Tre giorni di allenamenti che

hanno visto insieme le squadre nazionali

under 18, under 21 e seniores con delega-

zioni da tutta ItaliaI

l tatami del PalaPellicone di Ostia

non è mai stato così affollato. Si è

concluso con numeri da record il

primo International Roma Judo

Camp, un evento che ha segna-

to ufficialmente l’inizio della nuova

stagione sportiva della Federazione

italiana judo lotta karate arti marziali.

Per tre giorni, dal 3 al 5 gennaio 2026,

la «Casa del Judo» italiana è diventata

l’epicentro del movimento nazionale,

accogliendo circa 1.400 atleti in una

propri club di appartenenza ma uni-

ti sotto un’unica bandiera federale,

ha rappresentato la migliore rispo-

sta alla voglia di crescita che anima il

movimento azzurro. Le foresterie del

Centro Olimpico e le strutture con-

venzionate sono andate rapidamen-

te sold-out, a dimostrazione di una

partecipazione che ha superato ogni

previsione organizzativa.

Under 18, under 21 e seniores insie-

me - La vera forza di questo Interna-

tional Camp è stata la sua capacità di

far convivere mondi diversi. Il Centro

Olimpico ha infatti ospitato contem-

poraneamente i raduni collegiali delle

squadre nazionali under 18 (cadetti),

under 21 (juniores) e seniores. Ve-

dere i giovani talenti delle classi gio-

manifestazione che ha saputo unire

l’eccellenza dell’alto livello agonistico

con la passione della base.

Un’Italia unita sul tatami - Ciò che

ha colpito maggiormente osservatori

e addetti ai lavori è stata la straordi-

naria risposta del territorio. Il richia-

mo della capitale e la qualità tecnica

proposta hanno spinto delegazioni

provenienti da tutte le regioni italia-

ne a convergere verso il litorale ro-

mano. Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia,

nessun distretto judoistico ha voluto

mancare a quello che è stato definito

il «punto zero» della stagione agoni-

stica 2026.

L’immagine di oltre mille judoka che

si muovono all’unisono durante il ri-

scaldamento, indossando i colori dei

Il judo italiano si ritrova a Roma

Successo per il primo International Judo Camp

di Carola Paissoni - foto di Francesco Della Manna

19

L’EVENTO JUDO

vanili osservare da vicino, e in molti

casi affrontare nel randori, i campioni

della nazionale maggiore ha creato

un circuito positivo di esperienza e

motivazione.

Sotto lo sguardo attento della dire-

zione tecnica nazionale e dei respon-

sabili tecnici delle diverse catego-

rie di età, gli atleti hanno sostenuto

doppie sessioni giornaliere di altis-

sima intensità. Per i seniores è stato

un test in vista dei prossimi appunta-

menti del World Judo Tour, mentre

per i più giovani ha rappresentato

un’occasione d’oro per condividere il

lavoro con i propri idoli.

«Un buon training camp per iniziare

l’anno in vista degli appuntamenti

più importanti», dice la campionessa

olimpica e mondiale Alice Bellandi.

«Tanti atleti con cui confrontarsi e un

ambiente che sarebbe bello ripro-

porre durante la stagione agonistica

per permettere a ogni atleta di pre-

pararsi al meglio».

Una visione inclusiva - Presente fin

dalle prime battute sul tatami, il presi-

dente Giovanni Morsiani ha espresso

grande soddisfazione per l’esito della

manifestazione, sottolineando come

questo evento rappresenti il pilastro

di una visione federale sempre più in-

clusiva e orientata all’eccellenza.

«Vedere il PalaPellicone pulsare di

così tanta energia è il segnale che il

judo italiano è vivo e ha fame di cre-

scita», ha dichiarato il presidente

Morsiani. «Vogliamo che il ‘sistema

Italia’, oggi preso a modello anche

all’estero, continui a crescere par-

tendo dai giovani e dai club. Questo

stage rappresenta il primo passo

concreto verso le ambizioni olimpi-

che, dove la competizione si sposa

con i valori di disciplina e rispetto

che ci rendono orgogliosi nel mon-

do».

Morsiani ha poi ribadito l’importan-

za di investire nella formazione e

nell’accoglienza, lodando lo sforzo

organizzativo che ha permesso di

gestire una mole di atleti così impo-

nente in totale sicurezza

e professionalità.

Con la presenza

di tecnici di alto

profilo e di tutta

la strut-

tura

federale, l’International Roma Judo

Camp

ha gettato le basi per il lavoro in vista

della prossima qualificazione olimpi-

ca che prenderà il via nel mese di giu-

gno. La sinergia tra i club locali, che

hanno risposto in massa, e i vertici

della nazionale è la chiave individuata

dalla dirigenza per mantenere l’Italia

ai vertici del ranking mondiale.

Mentre le luci si spengono sul Pala-

Pellicone e gli atleti tornano nelle ri-

spettive regioni, resta la consapevo-

lezza che il judo italiano ha trovato a

Ostia una casa comune,

capace di unire l’agoni-

smo di élite alla passio-

ne della base.◆

20

L’EVENTO JUDO

Le nuove norme IJF entrate in vigore a

gennaio 2026 cambiano la gestione dei

combattimenti. Roberta Chyurlia, arbi-

tra internazionale e formatrice FIJLKAM,

analizza le modifiche su prese, transizioni

e passività verso Los Angeles 2028

l judo mondiale cambia marcia. Le

nuove norme introdotte dalla Fe-

derazione Internazionale di Judo

(IJF) a gennaio 2026 segnano un

punto di svolta per la gestione

dei combattimenti. Roberta Chyurlia,

arbitra internazionale e formatrice FI-

JLKAM, che ha il compito di guidare

il movimento italiano attraverso que-

sta transizione, analizza le modifiche

su prese, transizioni e passività verso

Los Angeles 2028.

Roberta, quali sono i cambiamenti

davvero cruciali rispetto al 2025?

«La possibilità di costruire e rompe-

re le prese con maggiore libertà è

davvero un punto di svolta sia in ta-

chi-waza che in ne-waza. Applicare

prese non convenzionali purché lo

si faccia in maniera costruttiva rende

gli atleti più liberi di creare situazio-

ni tecnico-tattiche che facilitino la

sull’assegnazione dello yuko vanno

appunto verso la facilitazione di com-

prensione: la maggior parte degli at-

terraggi conseguenti a una tecnica

di judo corrisponde a un punteggio

positivo».

Il nuovo regolamento specifica che

per valutare la passività si deve

considerare l’attività dell’atleta

sia in piedi che a terra. È questa la

vera sfida? Far capire che il com-

battimento continua senza solu-

zione di continuità?

«La nostra disciplina è composta pro-

prio da queste due fasi, interscambia-

bili e di pari importanza. La visione

dell’incontro deve essere globale.

Gli attacchi in ne-waza valutabili sa-

ranno quelli finalizzati o quasi (per

esempio osaekomi che non raggiun-

ge i 5 secondi necessari per l’asse-

gnazione dello yuko, applicazione di

un kansetsu o shime-waza a cui non

consegue la resa di uke, eccetera). In

realtà è proprio questa l’essenza del-

la nostra disciplina. Ci hanno sempre

insegnato che quando facciamo shiai

dopo l’esecuzione di una proiezione

dobbiamo proseguire immediata-

mente in ne-waza. Moltissimi atleti di

alto livello hanno degli schemi fissi di

transizione tachi-waza/ne-waza e vi-

realizzazione di un punteggio po-

sitivo. Altro punto di fondamentale

importanza è la mancata interruzio-

ne durante le transizioni tachi-waza/

ne-waza e viceversa: gli atleti non

devono mai abbassare la guardia sia

che siano in vantaggio sia che siano

in svantaggio».

Guardando l’aggiornamento 2026

nel suo complesso, qual è la dire-

zione che l’IJF vuole imprimere al

judo verso Los Angeles?

«Dinamismo, ricerca dell’ippon e

maggiore comprensibilità della no-

stra disciplina da parte del grande

pubblico. Le nuove specificazioni

Il judo cambia regole

Chyurlia guida il judo italiano verso Los Angeles 2028

testo e foto di Emanuele Di Feliciantonio